Cuore di Vetro, [tit. orig. Herz aus Glas] Werner Herzog (1976)

Un profeta. Una popolazione dall’ignoranza medievale. Un signorotto ossessionato dalla “ricetta” del vetro color rubino (persa dopo la morte del mugnaio che ne custodiva il segreto). Possono essere questi i tratti principali di questo film di Werner Herzog che sfiora senza toccare l’anti-narrativo con il suo carattere lirico e poetico.

La narrazione è ridotta all’osso tanto da poter essere raccontata dall’inizio alla fine in pochissime frasi. La struttura narrativa mette palesemente a confronto i due personaggi principali, entrambi solitari. Uno eremita l’altro emarginato dalla sua stessa follia. In mezzo il popolo, destinato a un apocalittico declino visto dagli occhi del profeta Hias e attuato dal signorotto Huttenbesitzer. Entrambi i protagonisti non sono probabilmente altro che i capri espiatori di una civiltà, quella umana, destinata più volte al declino (come preannunciato più volte dal veggente). Questo ineluttabile destino dell’umanità porta Hias a preferire la solitudine del suo bosco alla follia dell’uomo.

Herzog in questo film dall’andamento calmo e pacato e da una recitazione stilizzata data, da quanto riferisce lo stesso regista, dallo stato di ipnosi al quale furono sottoposti la maggior parte degli attori. Stato di ipnosi che sembra aver prodotto dialoghi strampalati che rafforzano l’atmosfera cupa che il film crea intorno allo spettatore. Le inquadrature sono tutte estremamente curate, così tanto da poterlo accusare di formalismo, ma dato il ritmo del montaggio e la natura riflessiva risulta tutto pienamente motivato e permette allo spettatore di “abbandonarsi alla sindrome di Stoccolma”.

VOTO 8/10

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Violette Nozière, Claude Chabrol (1978)

Violette Nozière è stata una nota criminale francese che nel 1933 venne arrestata con l’accusa di aver avvelenato e derubato i propri genitori.

Personaggio, quello di Violette, che richiamò una grossa attenzione pubblica tanto da ricevere elogi dai surrealisti che la videro come un modello di resistenza all’autoritarismo familiare e all’ipocrisia sessuale borghese. Divagando: a distanza di anni verrà omaggiata in Italia dal noto gruppo d’avanguardia Area nel brano Hommage à Violette Nozières; brano ispirato proprio dal libro di Andrè Breton, Violette Nozières dove l’autore raccoglie poemi suoi e di altri poeti surrealisti in difesa dei diritti di Violette.

Claude Chabrol, noto regista della Nouvelle Vague francese, accostato grazie a film come questo al genere thriller, evita di innalzare un personaggio già fin troppo idolatrato.

Rendere avvincente e privo di psicologismi stereotipati un fatto di cronaca non è poi una impresa così semplice. Nella storia del cinema e della letteratura la tendenza a romanzare, marcando una opinione diretta dell’autore sulle vicende, è un rischio piuttosto comune.

Chabrol evita tutto questo. Dà al personaggio Violette quella profondità psicologica e enigmatica che traspare dal conosciuto senza aggiungere altro e lasciando quindi i punti interrogativi aperti ad interpretazione. L’accusa di stupro da parte di Violette nei confronti del padre è l’unico elemento a essere in parte giustificato da una rivalità da manuale freudiano nei confronti della madre. Stupro che non viene mai esplicitamente negato e che rimane quindi, come già detto, un enigma aperto.

Le inquadrature risultano in alcuni casi caratterizzanti. Il continuo uso degli specchi, oltre a produrre in alcuni momenti un leggero senso di disorientamento da parte dello spettatore, sottolinea l’idea di Violette come di un personaggio doppio e innamorato del suo riflesso e quindi della sua ipocrisia. Concetto che traspare nel gesto del bacio dello specchio.

Voto 9/10

Grizzly man, Werner Herzog (2005)

Timothy Treadwell è stato un ecologista famoso in America per aver vissuto diverse estati per 13 anni in Alaska a stretto contatto con gli orsi Grizzly, e morto nel 2003 da un attacco di uno di essi.

Il documentario di Herzog tralascia l’aspetto organizzativo delle spedizioni preferendone uno più psicologico puntando, quindi, allo svelamento del lato umano evitandone l’innalzamento mistificatorio.

Il passato caotico di Timothy contestualizza e motiva la sua scelta; la ricerca di un luogo nel quale sentirsi accettato a differenza della civiltà umana. Il caos dell’uomo da una parte e l’armonia della natura dall’altra.

Realizzato per Discovery Channel, il documentario alterna sequenze girate dallo stesso Treadwell nelle sue ultime spedizioni a interviste a conoscenti e familiari. Herzog sottolinea la grande qualità delle immagini realizzate da Treadwell. Il loro carattere fortemente emotivo, da un lato, dato dal contatto stretto dell’ambientalista con i grizzly e altri animali come le volpi. Dall’altro l’uomo, che davanti a una videocamera, si apre notevolmente come davanti a un confessionale.

La folle impresa di Timothy di difendere gli orsi vivendo e comportandosi come loro affascina notevolmente Herzog che forse ne intravede il suo Fitzcarraldo, guidato anch’egli da un grande sogno. Il regista tedesco tende a confrontarsi criticamente nei confronti di Treadwell, apprezzandone l’operato ma non accettando ad esempio l’idea armonica della natura vista dagli occhi del regista come «solo caos, conflitto, e morte».

Il risultato è un documentario che si interroga sui meccanismi della psiche umana; sulle scelte che un uomo può fare per quanto incomprensibili e assurde possano apparire ad un primo approccio.

VOTO: 8/10

Acqua tiepida sotto un ponte rosso [tit. orig. Akai hashi no shita no nurui mizu], Shôhei Imamura (2001)

Akai hashi no shita no nurui mizu

Nella mia vita non c’è mai stato niente di drammatico.

Sarei anche andato avanti così per sempre… nella noia e nella normalità.

Ma poi è fallita l’azienda per cui lavoravo e allora ho capito che tutto era un’illusione: il lavoro, la famiglia… tutto quello in cui credevo non era altro che il frutto della mia convinzione.

[Yosuke confida a Saeko]

Vittima di una società banale e automatizzata, a Yosuke, dopo aver perso il suo lavoro, viene offerta un’alternativa. Un amico clochard gli confida prima di morire di un tesoro che lasciò dopo la guerra in una casa vicino a un ponte rosso nel villaggio di Tokoyama. L’uomo, ignorando le richieste della moglie di inviarle i soldi della disoccupazione, si reca nel villaggio e una volta trovata la casa si imbatte in un legame amoroso con Saeko, la giovane donna che la abita insieme alla sua nonna. Saeko ha una particolarità: un’enorme quantità di acqua periodicamente riempie il suo corpo fino a raggiungere la gola. Per continuare a vivere deve fare qualcosa. Yosuke la nota la prima volta mentre ruba in un supermercato cosa che lei fa per liberarsi di piccole quantità d’acqua. Dopo essere stato adescato dalla donna, durante un rapporto sessuale, riesce a liberarla di enormi quantità d’acqua. Intimandole di non rubare più, l’uomo, si metterà “al suo servizio” rispondendo a ogni suo richiamo, dimenticando ogni sua responsabilità.

Yosuke e Saeko asciugano la stanza

Imamura si diverte a giocare con la sessualità in una commedia con una forte dose di onirico. Non dà al suo film alcuna pretesa di indicare una strada o criticare la società contemporanea. Quando lo fa, nei panni del clochard filosofo, tutto viene cancellato dall’assurdità di ciò che avviene intorno. Ogni personaggio è studiato per dare un senso scherzoso e assurdo a tutta l’opera e che paradossalmente ne aumenta il piacere nella visione.

Saeko richiede "l'attenzione" di Yosuke

La donna e l’acqua vengono ridotte, inoltre, al loro puro simbolismo. Prosperità la prima e vita la seconda. Sarà l’acqua di Saeko, infatti, ad aumentare il pescato dei tre grotteschi pescatori del ponte rosso.

Probabilmente non è il miglior film del regista giapponese più premiato al di fuori del suo paese, e paradossalmente neanche troppo conosciuto. Ma la piacevole ambiguità di questa storia d’amore che tocca il fantastico e l’onirico ne fa probabilmente un’opera degna di nota.

voto: 7/10

INFO: http://www.imdb.it/title/tt0289054/