Violette Nozière, Claude Chabrol (1978)

Violette Nozière è stata una nota criminale francese che nel 1933 venne arrestata con l’accusa di aver avvelenato e derubato i propri genitori.

Personaggio, quello di Violette, che richiamò una grossa attenzione pubblica tanto da ricevere elogi dai surrealisti che la videro come un modello di resistenza all’autoritarismo familiare e all’ipocrisia sessuale borghese. Divagando: a distanza di anni verrà omaggiata in Italia dal noto gruppo d’avanguardia Area nel brano Hommage à Violette Nozières; brano ispirato proprio dal libro di Andrè Breton, Violette Nozières dove l’autore raccoglie poemi suoi e di altri poeti surrealisti in difesa dei diritti di Violette.

Claude Chabrol, noto regista della Nouvelle Vague francese, accostato grazie a film come questo al genere thriller, evita di innalzare un personaggio già fin troppo idolatrato.

Rendere avvincente e privo di psicologismi stereotipati un fatto di cronaca non è poi una impresa così semplice. Nella storia del cinema e della letteratura la tendenza a romanzare, marcando una opinione diretta dell’autore sulle vicende, è un rischio piuttosto comune.

Chabrol evita tutto questo. Dà al personaggio Violette quella profondità psicologica e enigmatica che traspare dal conosciuto senza aggiungere altro e lasciando quindi i punti interrogativi aperti ad interpretazione. L’accusa di stupro da parte di Violette nei confronti del padre è l’unico elemento a essere in parte giustificato da una rivalità da manuale freudiano nei confronti della madre. Stupro che non viene mai esplicitamente negato e che rimane quindi, come già detto, un enigma aperto.

Le inquadrature risultano in alcuni casi caratterizzanti. Il continuo uso degli specchi, oltre a produrre in alcuni momenti un leggero senso di disorientamento da parte dello spettatore, sottolinea l’idea di Violette come di un personaggio doppio e innamorato del suo riflesso e quindi della sua ipocrisia. Concetto che traspare nel gesto del bacio dello specchio.

Voto 9/10

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