Piccola riflessione sull’esperienza spettatoriale

Ho passato giornate alla ricerca di un nome per questo blog; quando durante una sessione di studio alcune frasi di Jean Epstein, regista e teorico del cinema muto, che descrivono a pieno l’esperienza spettatoriale, mi saltarono all’occhio:

Non si evade dall’iride. Intorno, il nero: nulla distoglie l’attenzione. Arte ciclope. Arte monosenso. Retina iconottica. Tutta la vita e tutta l’attenzione sono nell’occhio. L’occhio non vede che lo schermo. E sullo schermo solo un volto come un grande sole. Hayakawa punta come una rivoltella la sua maschera incandescente. Impacchettate di nero, disposte in fila negli alveoli delle poltrone, indirizzate verso la sorgente di emozione nella loro gelatina, la sensibilità di tutta la sala convergono, come in un imbuto, verso il film. Tutto il resto è sbarrato, escluso, superato.

Jean Epstein, Ingrandimento (1921)

Arancia Meccanica (A Clockwork Orange), Stanley Kubrick (1971)

Questa descrizione mi fece subito pensare a quella famosa sequenza di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick dove Alex è costretto alla visione di alcune immagini in una sala cinematografica predisposta per lui.

L’immobilità dello spettatore, qui esasperatamente forzata, e la sua completa attenzione che lo porta a un isolamento completo, rafforza l’esperienza emozionale. “Rinforzo” che viene simbolicamente espresso da Kubrick nel collirio che viene somministrato ad Alex che gli procura dolore nella percezione di alcune emozioni legate alla violenza, amplificandone il disgusto.

Concludendo: ho pensato che un nome che si collegasse direttamente all’esperienza cinematografica dello spettatore sia più che adatto come titolo per questo blog nel quale pubblicherò principalmente recensioni senza tralasciare piccole riflessioni teoriche come questa.

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