President’s Last Bang [tit. orig. Geudttae Geusaramdeul], Im Sang-Soo (2005)

Opera controversa in patria, The President’s Last Bang, racconta l’assassinio del presidente coreano Park Chung-Hee. Lo schermo nero prolungato che anticipa l’inizio del film non è una stravagante scelta stilistica, ma il risultato di una causa giudiziaria. Nel 2005 l’unico figlio del vecchio presidente, Park Ji-Man, fece aprire una causa dalla Corte Centrale di Seul che decretò la sostituzione del ritratto del presidente Park che anticipava il film, costituito da scene di carattere documentaristico, con uno schermo nero. Furono quindi rimossi 3 minuti e 50 secondi di immagini di carattere documentaristico perché inducevano a pensare che il film fosse storicamente realistico. La causa ne anticipò la prima uscita e quindi sia a livello nazionale che internazionale questa introduzione non fu vista da nessuno.

[Nella versione sottotitolata che ho visionato, sullo schermo nero appaiono dei sottotitoli in italiano. Ho notato che quelli in coreano erano assenti nonostante fossero presenti in altri momenti del film. Questi sottotitoli contestualizzano brevemente la situazione politica della Corea del Sud di fine anni 70 identificando il presidente Park come un “quasi-dittatore”].

Il titolo del film è da intendersi, a mio parere, come un gioco di parole. Giocando sulle voci che accusavano il presidente Park di effettuare tipi di orge chiamati Gang Bang, una lettura è possibilmente questa, mentre l’altra fa probabilmente riferimento alla morte per colpo di una pistola.

Fin dalle prime immagini ci viene presentato il clima oppressivo della Seul del ’79. Dopo aver intrattenuto sessualmente il presidente, una giovane donna si presenta con la propria madre nella “Casa Blu” (la casa presidenziale). È la madre a parlare. Cercano di ottenere dei favori dal presidente non necessariamente di carattere monetario, la donna allude senza specificare. L’agente capo della KCIA (Korean Central Intelligence Agency) interviene cacciandole in malo modo (le abbandonerà su una strada indefinita di Seul). La “Casa Blu” in queste prime immagini ci viene presentata come un qualcosa tra un bordello e la casa di Playboy.

Il ritratto del presidente Park che si evince dal film è quindi quello di un uomo solo che ama farsi intrattenere da una moltitudine di donne; che preferiva spesso identificarsi con la cultura giapponese, amandone la musica e spesso usandone la lingua.

L’altro ritratto interessante all’interno del film è quello del probabile vero protagonista, il direttore della KCIA Kim Jaegyu. Il direttore Kim è un caro amico del presidente. Si preoccupa continuamente nel soddisfarlo in tutti i modi. Una gag del film lo vedrà, chiacchierando con il suo autista, preoccupato del suo alito cattivo che il presidente ha dovuto sopportare per molti anni. È la frustrazione a spingere quest’uomo al delirio. Dopo essere accusato di non opprimere sufficientemente la popolazione, decide di attuare l’assassinio che da tanto tempo con i suoi sottoposti aveva programmato. Anche se rivendicherà la sua azione per un futuro democratico, questa motivazione risulterà facilmente allo spettatore come una maschera della frustrazione di Kim.

Il film è senza dubbio particolarmente interessante. La posizione del regista è ben visibile e anche se può essere accusato di non essersi basato su fonti attendibili ha creato una rilettura delle vicende psicologicamente profonda e ben costruita. Dopotutto ogni mezzo mediatico è buono per distruggere l’immagine di un vecchio “quasi-dittatore”.

VOTO 8/10

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